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I capperi tra storia e uso

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Il cappero, detto anche Capparis spinosa, è un piccolo arbusto ramificato. Della pianta si consumano i boccioli, detti capperi, e più raramente i frutti, noti come cucunci. Entrambi si conservano sott'olio, sotto aceto o sotto sale.

Conosciuto fin dall'antichità il cappero è originario dei paesi del Mediterraneo, infatti ancora oggi le maggiori produzioni sono in Puglia, Campania, Sardegna, Sicilia. Non da ultime le coltivazioni di Pantelleria e Salina. Pantelleria ha ricevuto dall'Unione Europea il marchio IGP (prodotto di origine protetta) e Salina è presidio Slow Food. Di cosa si occupa un presidio Slow Food? Considerando che in Italia ce ne sono 224 istituiti in 10 anni, i presidi slow food contribuiscono alla salvaguardia di numerose razze animali, specie vegetali, formaggi, pani e salumi, aiutano i produttori a perseguire la propria attività mettendoli in contatto con i consumatori, senza avere ricavi dalle vendita. 

Ad ogni modo, i capperi sono solitamente usati per aromatizzare le pietanze e si sposano bene con una grande varietà di cibi: dalla carne, al pesce, alla pasta.

Il frutto, di sapore simile ma più delicato del cappero, è detto cucuncio, cocuncio o capperone e si trova in commercio sotto sale, sott'olio o sotto aceto. È usato tradizionalmente nella cucina eoliana per condire piatti di pesce. Gli eoliani usano anche dissalare i cucunci o i capperi e consumarli al pari di una qualsiasi verdura, di solito in insalata.

L'ampia diffusione in Sicilia e l'uso tradizionale che se ne fa nella cucina siciliana hanno portato i capperi ad essere inseriti nella lista dei prodotto agroalimentari tradizionali italiani (P.A.T) del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali (Mipaaf) come prodotto tipico siciliano.

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Antonietta

Giornalista, laureata in scienze politiche, si occupa di comunicazione, copywriter per siti web, addetto stampa aziendale.

Collabora con testate giornalistiche nazionali e locali, con una propensione per le lingue orientali, parla perfettamente l'inglese.

Editore responsabile della rivista Qucinare.it

Sito web: www.qucinare.it
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